Indigeni della comunità guaranì-kaiowà dello stato brasiliano meridionale del Mato Grosso del Sud
I guaraní sono un gruppo di popolazioni indigene del Sud America imparentate culturalmente. Si distinguono dai tupi in quanto parlano il guaraní. Le zone da loro popolate sono rappresentate da ciò che oggi sono i fiumi Uruguay e il corso inferiore del Paraguay, le province argentine di Corrientes e Entre Ríos, Brasile meridionale e zone dell'Uruguay e Bolivia, sebbene la loro predominanza nella regione sia stata ridotta dalla colonizzazione europea e dal concomitante aumento di meticci.
La porzione di testo che segue è stata tradotta liberamente da Martí y la Religión
La straordinaria longevità dei guarani è dovuta certamente alla loro propensione verso l'igiene, alla sobrietà nel bere e nel mangiare e all'assenza di eccessi di qualsiasi tipo. Da quanto viene riportato da Thevet sappiamo che "i guaraní non mangiavano mai frutta alterata o poco matura, né cibo che non fosse ben cucinato". Oltre alla loro sobrietà nel mangiare poco o in modo moderato, si impegnavano anche a contrastare i peccati di gola. Secondo Bertoni digiunavano obbligatoriamente in molte occasioni. Tale era il loro abituale costume, dalle Antille e Guayana fino al Sur. Sebbene i motivi potessero variare, il digiuno guaraní rappresentava una vera istituzione. Si digiunava e tuttora si digiuna per diversi motivi:
digiuni mistici
digiuni curativi o "terapeutici"
digiuni di educazione e rafforzamento della volontà
per altri motivi.
Secondo i guaraní, il digiuno è un esercizio necessario da praticare di tanto in tanto. Il fatto di non essere schiavi del mangiare è per loro motivo d'orgoglio. Da sempre c'è stata la frequenza dei digiuni mistici. Così digiuna l'avare, o karaiva, o paje, prima di intraprendere una delle sue evocazioni e per la preparazione di certe sostanze o medicamenti. Per la nascita di un figlio, anche il padre è tenuto a digiunare, fermo e contento allo stesso tempo.
La pulizia del mangiare è ben curata e tutto ciò che concerne la preparazione degli alimenti. Rochefort scrive che, tranne i giorni del pasto in comune (feste o riunioni pubbliche), ogni persona ha il suo tavolino per mangiare a parte, sopra il quale vi mette una tovaglia ben pulita, color verde foglia banana. Prima di mangiare si lavano sempre le mani con molta cura. Tutto ciò contrasta molto con la negligenza che si nota nel triste esempio di molti indigeni di altra etnia.
Per la pulizia del corpo, uomini, donne e bambini, appena alzati vanno a lavarsi e a nuotare nei ruscelli, anche in periodi freddi. Entrano in "acqua, bagnandosi prima la testa, poi si lavano tutto il corpo e si tuffano; certi giorni lo fanno più di 12 volte". Questa è una delle ragioni del perché si rifiutavano di vestire alla maniera europea.
Alcune parti del corpo richiedono una cura particolare. Così i chiriguano si puliscono la testa con semi pestati di Ñandyra, curando inoltre molto le unghia delle mani e dei piedi. Lavarsi la testa con sapone naturale che alcune piante contengono era un'usanza pressocché generale, rimasta ancor oggi in tutti i luoghi dove vi è una popolazione guarani. Vi è anche un'altro aspetto singolare, come il terrore che destano certe impurità, al punto tale che le donne nascondono con grande cura le loro mestruazioni.
Spero di contribuire al sfatare il logos comune riguardo al fatto che l'età media della popolazione occidentale sia aumentata e che questo presunto aumento sia dovuto, più che altro, ai progressi nel campo della medicina. Gli assunti che io cerco di portare avanti sono ovviamente fondati su dati obiettivi che contrastano con le la scienza (prostituita, si sa, ad interessi economici) e le statistiche ufficiali.
Dire che l'età media in occidente è aumentata è un ambiguità singolare e anche uno specchio per allodole poiché le statistiche dovrebbero essere valutate attentamente ed essere interpretate. L'età media dei decessi in una popolazione (nel corso della storia) tiene conto anche delle morti accidentali, delle frequenti epidemie, delle guerre, della mortalità infantile, e di tante altre cose che potrebbero indurre (e molto spesso lo fanno) a una valutazione errata dell'età media delle morti naturali.
È un po' come mischiare capre e cavoli, patate e lenticchie. La prima guerra mondiale, per esempio, ha procurato una enorme quantità di morti[1] e facendo così una statistica riguardante il periodo storico menzionato, l'età media si abbassa fortemente; facendo poi un paragone con l'età media di adesso si giunge alla falsa conclusione che noi abbiamo un età media maggiore, rispetto al passato e ad altri paesi sottosviluppati. Falso! ovvero le statistiche dovrebbero essere spiegate più adeguatamente. Se si facesse soltanto riferimento alle morti naturali ci si accorge di come siano falsate le statistiche e non valutate obiettivamente. Cerchiamo di leggere fra le righe e non fermiamoci all'apparenza. Dire che l'età media di un certo periodo storico, in cui
vi era il pullulare della guerra, sia sui 30 o 40 anni, non dice niente dello stato di salute generico e della effettiva età media delle morti naturali.
Intanto l'informazionedi regime ci convince in tono eclatante blatterando che oggi la medicina è arrivata ad accertare che l'età media dell'animale uomo può arrivare a 120 anni. Scoperta dell'acqua fresca. Ci sono popolazioni considerate arretrate, sparse per il mondo, che già lo sanno, come i longevi Vilcabamba[2] peruviani oppure i Carani Guarani[3]
nell’America del Sud, gli indiani Toda, le popolazioni indigene del Monte Hagen in Nuova Guinea, gli Abchazi della Georgia, ecc...
Il popolo degli Hunza[4], situato nell'omonina valle del Pakistan la cui età media, fino a non poco tempo fa (prima dell'arrivo della civiltà), era di circa 120 anni [vedila valle degli Hunza]. Ed è, a quanto è facile dedurre, l'età media propabile di popolazioni non contaminate, che vivono allo stato naturale, a dispetto dell'acqua fresca blabbata dall'informazione televisionaria... Quello che si riesce ad estrapolare da ciò è che addirittura l'età media, riguardante le morti naturali in Occidente, sia addirittura diminuita, fortemente. Altro che aumento! e per di più dovuto ai progressi presunti nel campo medico. Ivan Illich, per es., fa una scoperta importante riguardante dei dati statistici della vita media dell'americano che non è cambiata da 100 anni a questa parte.
[...] La prima volta che mi sono capitati sotto gli occhi questi dati, non potevo crederci. Reagii come avevo
reagito anni prima di fronte ad altri dati - quando studiavo l'efficacia dell'istituzione medica. Mi sembrava allora incredibile che dal 1880 non fosse cambiato in misura apprezzabile il probabile numero di anni che restavano da vivere a un americano di mezza età.
(...) Mi ci vollero mesi per assorbire il significato di queste informazioni. E' vero che il tasso di sopravvivenza dei neonati è enormemente cresciuto, e che sono più numerosi quelli che arrivano ai quarantacinque anni. Corpi maciullati da incidenti
possono essere ricostruiti con la plastica e l'alluminio; molte malattie sono state quasi eliminate. Ma il probabile numero degli anni che restano da vivere a un uomo adulto non ha subito modificazioni significative. E l'aumento o la diminuizione che si sono verificati intorno alla soglia eterna della morte ha poco a che fare con gli sforzi medici.
La consapevolezza che il denaro, la chirurgia, la chimica e la buona volontà sono impotenti nella lotta contro la morte viene, nelle nostre società, costantemente repressa. È una di quei fatti che, a me pare, sentiamo il bisogno di esorcizzare con il rituale e col mito".
E-stratto da IL GENERE E IL SESSO, per una critica storica dell'uguaglianza di Ivan Illich (Saggi Arnoldo Mondadori)
Nel tragico evento del terremoto in Iran alcuni anni addietro tra i pochi superstiti, guarda caso, ci fu una donna di 97 anni, trovata in ottimo stato di salute. È un caso o è la norma raggiungere quella veneranda età, e per giunta, in ottimo stato di salute?... Se si considera l'effetto e le conseguenze del terremoto nella zona specifica l'età media di quel villaggio è risibile, vero! Quindi, andiamoci piano con le statistiche... se poi le statistiche sono manipolate (come è lecito supporre) da interessi economici, beh!...
Leggendo ancora fra le righe, Si può constatare un altro tipo di occultamento, magari non proprio a livello consapevole, dovuto alla forza dell'abitudine che produce il preconcetto. Una persona nativa della Giordania, intervistata dal giornalista Romano Battaglia, disse che l'età media della mortalità nel suo paese era di circa 90 anni. Il giornalista si stupì, senza approfondire più di tanto quell'asserzione così significativa. (Presumo che Battaglia l'abbia rimossa dalla coscienza, senza pensarci più di tanto). La Giordania è un paese meno sviluppato dei paesi occidentali. Quindi un altra ovvia deduzione a favore della tesi che l'età media della mortalità in Occidente è fortemente diminuita. Ci sono tante cose, tanti eventi, tante letture fra le righe, tanti studiosi non allineati, che ci permettono di capire il perché di queste balle occidentali. È ovvio, chi ne può trarre interesse da questa propaganda di statistiche fasulle e mal interpretate?... Rendiamoci conto, e cerchiamo di guardarci intorno: smog, stress, alimentazione scorretta, caos micidiale, traffico... come può esserci un aumento dell'età media della vità?... La soglia dell'età media della popolazione occidentale è aumentata soltanto secondo l'informazione di regime che ha tutto da guadagnare dalle balle propagandate.
Ritornando al popolo degli Hunza[vedila valle degli Hunza] (ma ciò vale anche per altre popolazioni sparse per il mondo)possiamo fare diverse considerazioni generali:
In una popolazione che vive in una natura incontaminata l'età media della mortalità è molto più alta e diciamo che la vita segue il corso naturale della nostra specie.
Gli Hunza vivono ad una altitudine elevata (2.500 m. ca. s.l.m) e quindi non soggetti allo smog [ ovviamente riferito ad un possibile inquinamento generalizzato dell'atmosfera, delle acque, del terreno ]
L'alimentazione degli Hunza è naturale e per lo più di tipo vegetariano.
Gli Hunza praticano un digiuno stagionale, dovuto più che altro alla
carenza di scorte alimentari invernali, in attesa del nuovo raccolto.
La cosa che colpisce di più degli Hunza è la loro felicità e il loro sorriso (non certo artefatto come quello delle reclame, tirato su con le molle).Gli Hunza
sono una delle popolazioni più longeve poiché vivono una condizione particolarmente favorevole, non dovuto al codice genetico della popolazione specifica, ma alla loro vita naturale, al loro isolamento.
Non conoscevano nemmeno le malattie fino a che non furono visitati dagli occidentali, che importarono cibi artefatti e chissà cos'altro... Per loro fortuna gli Hunza sono tenaci conservatori delle tradizioni.
[1] Numero di morti che andrebbero interpretati. Oltre alle morti in guerra, bisogna tenere presente le quelle inerenti o conseguenti alla guerra, additabili a fame, a mancanza di igiene, alla povertà, all'alimentazione carente e inadeguata...